Che cosa accade nel momento in cui si muore?

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Che cosa accade nel momento in cui si muore? Ecco spiegati i sette passaggi.

19 gennaio 2015

Che cosa accade nel momento in cui si muore? Ecco spiegati i sette passaggi.


Cosa accade quando si muore? Dove va la nostra anima?
Probabilmente, se sei cresciuto in un contesto religioso ci sono solo 2 posti dove puoi andare: Paradiso e Inferno.
Se sei una persona buona e hai fatto le cose giuste, allora passerai l’eternità in Paradiso, mentre se sei un peccatore, la passerai all’Inferno.
Per fortuna, questa è una falsa dualità.
Sarebbe davvero riduttivo pensare che possano esserci solo queste 2 opzioni; nel corso degli anni è stata fatta tantissima ricerca scientifica nell’ambito di ciò che accade quando le persone lasciano il proprio corpo nei casi di pre-morte, per poi tornare dopo un lasso di tempo nel mondo dei viventi.
Migliaia di esperienze di pre-morte ci hanno dato alcune informazioni necessarie per formare un quadro più preciso di ciò che ci attende dall’altra parte.
Alcuni testimoniano l’esistenza di regni infernali, la stragrande maggioranza condividono esperienze avvenute in regni celesti, ma c’è un altro lato della medaglia che deve essere affrontato…
Il Dr. Michael Newton, psicologo specializzato in ipnoterapia, ha sottoposto i suoi pazienti a sedute di ipnosi per far emergere in loro eventuali traumi del passato, vissuti nelle loro vite precedenti.
Scoprì ben presto che era in grado di portare le persone indietro nei ricordi, non solo in questa vita, ma era in grado di far riemergere nelle persone fatti ed episodi avvenuti in altre vite passate.

Nei suoi libri Journey of Souls e Destiny of Souls (che insieme hanno venduto oltre mezzo milione di copie), il Dr. Newton condivide casi di studio che ha raccolto negli anni quando, attraverso le sue terapie, le persone potevano andare indietro nei ricordi e percorrere i viaggi delle loro anime.
Sorprendentemente, tutti hanno detto esattamente le stesse cose, e coincidono anche con tantissimi racconti di persone che hanno vissuto episodi di pre-morte.
Qui sotto sono descritte le 7 cose che, secondo le analisi e lo studio del Dr. Newton, accadono nel momento in cui si muore:
1) Flash della propria vita

Un fenomeno molto comune tra le persone che stanno morendo è che vedono la loro intera vita, attraverso dei flash davanti ai loro occhi. Il cervello scatta in modalità “iper-velocità” e inizia a rivisitare la banca dati della memoria, prima che l’anima si separi dal corpo.
2) Si può vedere il proprio corpo

Molte persone vedranno il loro corpo fisico proprio all’uscita, nel momento in cui la coscienza si disconnette dal corpo fisico. Sarete in grado di vedere l’ambiente circostante e le cose che sono intorno al vostro corpo morto. Questa non è una cosa che spaventerà, in quanto la si sentirà come una cosa naturale. Alcune persone riferiscono di sentirsi frustrati o arrabbiati per il modo in cui sono morti e che desiderano ritornare nel loro corpo per cercare vendetta, ma questa sensazione passa con il tempo, come si inizia ad entrare nella Luce.
3) La Luce

Le persone testimoniano sempre di vedere una luce quando muoiono. La luce appare in lontananza e lentamente vengono attirate verso di essa, quasi come se si fosse tirati da un magnete. La luce è sempre accompagnata da un senso di amore e di pace. Questa è la fase di transizione… si torna a casa, nel mondo degli spiriti.
4) Si vedono i parenti morti

Proprio quando si entra nel mondo degli spiriti, dopo essere stati tirati attraverso la luce, si è accolti da persone care che sono lì per abbracciarvi e farvi sentire a proprio agio. E’ una sorta di “riunione”. Questi non sono necessariamente i parenti della vostra vita terrena appena trascorsa. Possono essere familiari di vostro vite precedenti che sono stati con voi durante l’evoluzione della vostra anima. In sostanza, ci saranno membri della famiglia (non necessariamente collegati da un legame di sangue nella vita appena trascorsa) che vi accoglieranno appena entrerete nel mondo degli spiriti. Ovviamente sarete in grado di ricordare i loro nomi e riconoscere i loro volti. E’ importante ricordare che le anime avranno lo stesso aspetto che avevano nella vita terrena, per creare un senso di familiarità per voi, anche perché il corpo è solo un corpo, l’anima è senza forma, ma può assumere varie forme per scopi diversi. Si dice che le anime avanzate, che hanno vissuto molte vite, non hanno necessariamente parenti che li accolgono, perché capiscono che cos’è il mondo dello spirito e ci sono passati attraverso molte volte. Si dice nei libri che le anime avanzate, a volte, saltano questo passaggio, perché non è necessario per loro.
5) Angeli Custodi e Spiriti Guida

Ognuno di noi ha il proprio angelo custode, o “spirito guida”, a seconda di quale termine preferisce utilizzare. In qualunque modo desideri chiamarlo, incontrerai la tua guida nel mondo degli spiriti e sarà lì a consolarti, per farti sentire come a casa. Ma, questo è anche il momento in cui il divertimento e i giochi sono finiti. Dopo qualche esperienza nei regni celesti, il dovere chiama. La tua guida è stata con te e ti ha guardato per tutta la vita, e ora vuole andare oltre e guardare alcune cose con te. È il momento di prendere la “pagella” della vita che hai appena vissuto…
6) Revisione della tua vita

Incontrerete i vostri angeli/guide e guaderete insieme tutto quello che è successo nella vostra vita. Le persone riferiscono di vedere tutta la loro vita come una sorta di pellicola di film davanti ai loro occhi o sulle pagine di un libro. Vedrete alcune cose che vi faranno provare vergogna e che non vi piaceranno, ma questo non è un momento di giudizio! Questo è un momento di revisione e discussione su ciò che deve essere migliorato come anima. Dopo aver rivisto tutta la vita, si può giungere ad un accordo con le vostre guide per tornare sulla Terra, dopo un certo periodo di tempo nel mondo degli spiriti.
7) Alcune anime non vogliono tornare
Save

Ti senti talmente invaso da un’enorme senso di pace e amore che non vuoi tornare. Dove sei ora non devi preoccuparti delle malattie o degli impegni terreni. Ti senti senza limiti, sicuro e libero. Non hai stress, nessun dolore e non provi nessuna sofferenza. Ma ricorda che la reincarnazione ti aspetta! Si può tornare volontariamente per aiutare altre anime sulla terra, ma potrebbe anche essere necessario tornare per alleviare il Karma, o si può scegliere di tornare per evolversi di più come anima e sperimentare la ricchezza della vita.
Il Dr. Newton sottolinea di tenere a mente che tutto questo è quello che migliaia di persone hanno riferito sui loro ricordi ed esperienze dell’aldilà, e che queste conclusioni sono state tratte da quarant’anni di lavoro professionale.
Egli crede con fiducia nella realtà di un tale processo. Detto questo, aggiunge inoltre, che ci sono persone che riferiscono, invece, di andare in regni che ricordano l’inferno dove vedono demoni e altre brutte cose.
Non si possono chiudere gli occhi davanti alla realtà dei regni oscuri solo perché possono spaventarci.
Anche se il dottor Newton non ha riferito di tali risultati, molte persone che hanno vissuto esperienze di pre-morte, testimoniano di aver vissuto momenti spaventosi nei quali venivano scoraggiati nel perseguire cattivi comportamenti e questo li ha ispirati a migliorare la propria vita.
La cosa fondamentale da trarre da questo articolo è che non siamo soli, che c’è sempre qualcuno al nostro fianco che si prende cura di noi e che siamo infinitamente amati e protetti.
Non c’è la morte, ma solo la transizione.
Si arriva a riunirsi con le anime dei propri cari e godere di regni magici.
Ci attendono pace, amore e serenità, ma anche delle responsabilità, poiché il destino dell’anima è legato al comportamento come essere umano in questa vita.
Questa sarà per qualcuno una buona notizia, mentre per altri potrebbe essere uno spunto per migliorare se stessi.
In entrambi i casi, dovremmo porre a noi stessi le seguenti domande:
Come sto trattando le altre anime in questo mondo?
Che cosa sto facendo per aiutare me stesso e le persone intorno a me per evolvere?

“La vita non finisce con la morte fisica”
9 gennaio 2014, di Redazione Wall Street Italia

Ecco cosa accade dopo la morte

NEW YORK (WSI) – Vi è un libro dal titolo abbastanza complesso: “Biocentrism: How Life and Consciousness Are the Keys to Understanding the Nature of the Universe” che sta avendo un notevole successo su Internet. Il concetto di fondo prova a spiegare come la vita non finisce quando il nostro corpo muore, ma invece può andare avanti per sempre. Tramite la nostra coscienza.
L’autore di questa pubblicazione, il dottor Robert Lanza, è stato votato come il terzo miglior scienziato in vita dal New York Times, stando a quanto riportato su Spirit Science and Metaphysics.
Lanza, esperto in medicina rigenerativa e direttore del Advanced Cell Technology Company negli Stati Uniti, è anche conosciuto per la sua approfondita ricerca sulle cellule staminali e per l’aver clonato diverse specie di animali in via d’estinzione.
Ma da un po’ di tempo ha deciso di dedicarsi anche alla fisica, meccanica quantistica e astrofisica. Questa miscela esplosiva di conoscenze ha dato vita ad una sua nuova teoria, quella del biocentrismo. Essa insegna che la vita e la coscienza sono fondamentali per l’universo e praticamente è la coscienza stessa che crea l’universo materiale in cui viviamo e non il contrario.
Prendendo la struttura dell’universo, le sue leggi, forze e costanti, queste sembrano essere ottimizzate per la vita, il che implica che l’intelligenza esisteva prima alla materia. Lanza sostiene inoltre che spazio e tempo non siano oggetti o cose, ma piuttosto strumenti della nostra comprensione: “portiamo lo spazio e il tempo in giro con noi, come le tartarughe con i propri gusci”. Nel senso che quando il guscio si stacca (spazio e tempo), noi esistiamo ancora.
La teoria implica che la morte della coscienza semplicemente non esista. Esiste solo sotto forma di pensiero, perché le persone si identificano con il loro corpo credendo che questo prima o poi morirà e che la coscienza a sua volta scomparirà. Se il corpo genera coscienza, allora questa muore quando il corpo muore, ma se invece il corpo la riceve nello stesso modo in cui un decoder riceve dei segnali satellitari, allora questo vuol dire non finirà con la morte fisica.
In realtà, la coscienza esiste al di fuori dei vincoli di tempo e spazio. È in grado di essere ovunque: nel corpo umano e fuori da esso.
Lanza ritiene inoltre che universi multipli possano esistere simultaneamente. In un universo, il corpo può essere morto mentre in un altro può continuare ad esistere, assorbendo la coscienza che migra in questo universo. Ciò significa che una persona morta, durante il viaggio attraverso un tunnel non finisce all’inferno o in paradiso, ma in un mondo simile, a lui o a lei, una volta abitato, ma questa volta vivo. E così via, all’infinito.
Senza ricorrere a ideologie religiose lo scienziato cerca quindi di spiegare la coscienza quantistica con esperienze precedenti alla morte, proiezione astrale, esperienze fuori del corpo e anche reincarnazione.
Secondo la sua teoria, l’energia della coscienza a un certo punto viene riciclata in un corpo diverso e nel frattempo esiste al di fuori del corpo fisico ad un altro livello di realtà e forse, anche, in un altro universo.

BIOCENTRISMO. Recensione del libro di R.Lanza, il Saggiatore.

Pubblicato il 13 aprile 2015 di pierluigi fagan
Il libro arriva qui, alla periferia dell’impero, sei anni dopo la sua uscita in USA. Conseguente la sua uscita americana, si è sollevato un discreto vespaio con alcuni sostenitori (dal guru Deepak Chopra al Nobel per la medicina E. Donnall Thomas) e molti detrattori. Tra questi i fisici teorici e scrittori di scienza come D. Lindley e L. M. Krauss nonché il filosofo della mente D. Dennett. Poiché i primi negavano al lavoro dignità scientifica e gli concedevano semmai statuto filosofico (che dal loro punto di vista equivaleva a dire che era un’amabile chiacchierata senza senso), il secondo respingeva anche questa attribuzione, dicendo che il lavoro non aveva alcun criterio di fondatezza filosofica. Dennett è citato espressamente nel libro di Lanza (pg.171-172) e non positivamente poiché secondo Lanza, il voluminoso (e francamente noiosissimo) Consciousness Explained (D.Dennett, Coscienza. Che cosa è, Laterza, Roma-Bari, 2009) nella comunità degli studiosi, pare sia stato ribattezzato Consciousness Ignored. E’ chiaro che Dennett non l’abbia presa bene.
Lanza, allievo tra gli altri di B. F. Skinner, è considerato il massimo esperto mondiale di cellule totipotenti, le staminali. Non è quindi un dilettante allo sbaraglio e non ha agito da solo avendo come co-autore un astronomo (Bob Berman). Ma, poiché ha l’ardire di occuparsi di fisica, saltando l’invisibile steccato che separa i greggi disciplinari ed oltretutto di subordinare l’ espisteme della fisica (e della chimica), alla biologia, è chiaro che ha fatto gridare allo scandalo. L’Editore italiano (il Saggiatore) ha sentito allora il bisogno di giustificare la pubblicazione con una breve introduzione che riporta quanto qui abbiamo riassunto ma aggiungendo una chiave interpretativa interessante. Negli USA c’è una inaspettata rinascita della metafisica[1]. C’è in effetti in filosofia generale, dove le truppe “analitiche” non sono più così pure e compatte e soprattutto dove c’è un vorace interesse per l’ontologia e c’è evidentemente anche in epistemologia intesa come pensiero filosofico sulla scienza. E’ un po’ come se dopo lungo “facciamo – facciamo”, ora fosse arrivato il necessario “cosa stiamo facendo?”, “che senso ha ciò che stiamo facendo”? Sopratutto nei casi di chi si occupa di vita, clonazione, bio-esistenza, c’è un grande ritorno dell’Essere.
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Biocentrismo è la tesi che, poiché la fisica si basa sulla meccanica quantistica ma la meccanica quantistica si basa sulla coscienza umana che è un di cui della biologia -ergo- una eventuale Teoria del Tutto (TOE) dovrebbe avere centro in biologia. Scrivendo qui un articolo e non un libro, dovremo dar per presupposto che il lettore sia iniziato ai primi livelli misterici della meccanica quantistica. La meccanica quantistica (mq) è la fisica non degli atomi o degli aggregati di atomi, ma di ciò che è più piccolo degli atomi[2]. In questo regno del molto piccolo non valgono le regole dei regni superiori. Questa fisica nata con l’inizio del secolo scorso ha due aspetti divergenti. Siamo in grado di conoscerla attraverso l’opportuna descrizione matematica. La consociamo con la precisione che è consentita pare dalla sua intrinseca natura che non è fatta di certezze ma di probabilità quindi con una matematica statistica. Possiamo però dire di conoscerla perché essa risponde ai criteri di descrizione ma anche a quelli di riproduzione, facciamo cioè esperimenti attivi in base a questa conoscenza e succedono proprio le cose (per quanto strane) che ci aspettiamo debbano succedere. Siamo in grado anche di costruire cose (ad esempio tutto ciò che deriva dal concetto di laser ma anche i transistor ed i computer stessi) usando questa conoscenza, quindi essa corrisponde a qualcosa di reale e concreto. Il secondo aspetto della mq, l’aspetto più affascinante e controverso, è capire cosa significhi per noi ciò che quella matematica o quell’insieme di eventi e dinamiche sottostanti quelle descrizioni matematiche, ci mostrano essere. Cioè sappiamo come funziona al punto da far predizioni sperimentali ed addirittura al punto da usare questa fenomenologia per fare cose ma rimaniamo sconcertati quando ci fermiamo a pensare: “ma come funziona questo mondo del molto piccolo?”. Lo sconcerto per quel “ma come funziona?” non si riferisce, come detto, alla dinamica ma al significato. Pare infatti che questo mondo sia nel regno del potenziale e non dell’attuale. Perché possa passare dalla molteplice possibilità e scegliere di essere una specifica attualità, per dirla seguendo Aristotele, molti fisici pensano sia necessaria una coscienza[3]. Una coscienza sarebbe ciò che è in grado di trasformare quella nube di possibilità che pare contraddistingua lo stato della materia e della radiazione a livelli di scala molto piccola, in un “tode ti”, un “questo qui”. Senza una coscienza che (misura) osserva, non c’è né l’individuazione (questo), né la localizzazione (qui).
Si tratterebbe insomma di una variante del gioco delle “belle statuine”. Qui, un soggetto, si volta dando le spalle ad un gruppo di amici-amiche i quali si muovono di qui e di là prendendo varie posizioni e forme ma fermandosi solo quando il soggetto si volta. Quando il soggetto dà le spalle tutto è in movimento e tutto è ancora possibile, quando si volta tutto si ferma e si blocca in un dato modo, è lo sguardo che crea le statue. Questa è una variante del mito delle Gorgoni, le tre terribili sorelle, incrociando il cui sguardo, si rimaneva pietrificati[4].
A questo punto, di solito, ci va la citazione di un perplesso Einstein che passeggiando con il suo biografo ( a sua volta, un fisico, A.Pais) al chiar di luna in quel di Princeton, ebbe a proferire il famoso dubbio “Veramente è convinto che la Luna esista solo se la si guarda?”[5]. Questo punto però non è chiaro. Alcuni, tra coloro che scrivono dell’argomento, sostengono che la meccanica quantistica valga solo al suo livello di dimensione[6] e leggendo poi degli esperimenti, si scopre che questi sono fatti quasi sempre su singoli oggetti (elettroni, fotoni, forse protoni etc.). Ma, in natura, questi oggetti, soprattutto protoni ed elettroni, non sono soli, fanno parte di strutture (atomi) che a loro volta sono parte di strutture più grandi (molecole) che a loro volta fanno parte di strutture più grandi. Il dubbio è: ma non è che questi oggetti vengono precisati (ovvero collassa la loro funzione d’onda) proprio dalla struttura di cui andranno a fra parte?
Questo poi non sarebbe altro che un modo che s’incontra assai spesso nell’osservazione dei processi naturali ed anche umani intenzionali. Il modo è quello di un certa ridondanza o pluralità di stati e condizioni o multiple probabilità da cui proviene uno stato, una condizione, un’attuazione, un singolo accadimento. La natura sa che è solo proponendo molto che poi si può realizzare il complesso incastro che coinvolge molte parti e relazioni in sistemi e sistemi di sistemi che fanno il Tutto, oltretutto in perenne divenire, quindi in continuo cambiamento delle relazioni tra le parti che lo compongono. L’essere in atto quindi, sarebbe un di cui limitato e specifico di un essere in potenza ben più vasto e plurale, il reale emergerebbe da un ribollente oceano di virtuale.
Se così fosse, se il mondo quantistico e nello specifico, il mondo sperimentale umano appllicato su questo mondo sub-atomico, fosse solo un di cui regionale del più vasto mondo macroscopico, questo sottrarrebbe a Lanza, il perno d’appoggio più importante per la proposizione del suo tipo di biocentrismo. Rimarrebbe un territorio centrale di spiegazione della microfisica quantistica rispetto alcuni dei suoi fenomeni ancora da precisare ma seguendo una logica emergentista, a livello dell’atomo o meglio, da lì in poi, potremmo ignorare la faccenda e continuare a ritenere che la Luna, lì su in cielo, c’è anche quando nessuno di noi la guarda e la Terra era quello che era per i 4,5 miliardi di anni in cui nessuno di noi era lì a guardarla e così per i probabili 13,5 miliardi di anni di ciò che chiamiamo Universo. Non sarebbe l’osservatore dotato di coscienza a far collassare la funzione d’onda, a rendere attuale la potenza ma il Tutto. Il Tutto sarebbe il risultato della relazione tra i suoi “in potenza” secondo una architettura processuale che li rende in atto[7] ma anche divenienti[8].
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Lanza va poi alla demolizione delle nozioni di spazio ed a quelle di tempo. Il tempo sarebbe il processo attraverso cui noi percepiremmo i cambiamenti dell’universo e lo spazio, un’altra nostra modalità cognitiva, una nostra rappresentazione, un dato interno alla nostra coscienza. Altresì, solidarizza ovviamente con il Principio antropico versione forte (versione B. Carter, debole; versione J.D. Barrow – F. J.Tipler, forte ed anche fortissima) specie nella versione J. A. Wheeler cioè del principio antropico partecipatorio (sullo scetticismo verso il principio antropico, si veda il principio paperocentrico di Montaigne). In pratica, noi avremmo il compito di permettere alla materia di pensare se stessa e di riempire l’Universo di segnali di bassa entropia. Saremmo agenti in missione per conto dell’Universo che cerca di contrastare la sua innata tendenza entropica.
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Il biocentrismo (forte[9]) di Lanza, ambisce ad occupare il posto centrale da cui far scaturire una Teoria del Tutto. In pratica, il Tutto sarebbe un prodotto della nostra coscienza e quindi la Teoria del Tutto sarebbe una teoria della coscienza. L’argomentazione in positivo l’abbiamo vista, quella in negativo ovvero quella che critica la candidatura della fisica (in verità la convinzione di un diritto di principio) a svolgere il ruolo di punto di vista omni-esplicativo è espressa con una certa, efficace, brutalità: non sappiamo come si è verificato il Big Bang, di cosa si è concretamente trattato, cosa c’era prima (se c’era un prima), non sappiamo né cos’è (e se effettivamente c’è) una materia oscura (86% massa dell’Universo, 26% della sua energia), né tantomeno l’energia oscura (70% del totale energia universale)[10]. Non sappiamo come scaturisce la vita, men che meno la coscienza, non sappiamo addirittura cos’è la coscienza, se l’Universo continuerà ad espandersi perdendosi in una entropia infinita. Soprattutto, continuiamo a verificare che la fisica dei quanti di probabilità presuppone, per trasformarsi in energia/materia attuale, di una coscienza osservante e continuiamo (in fisica) a tener fuori la coscienza dalla descrizione, continuiamo a presupporre che gli osservati possano fare a meno degli osservatori, postulando indebitamente l’esistenza dei primi al netto dei secondi. Arriva poi, la mazzata finale sul principale candidato a produrre questa famosa Teoria del Tutto in fisica, sulla Teoria delle stringhe, un esercizio di pura matematica che postula l’esistenza di almeno altre “n” dimensioni senza che: a) queste siano mai realmente verificabili esistere; b) queste possano essere almeno immaginate secondo logica umana e non matematica. Non solo per Lanza, la Teoria delle Stringhe non è scienza, sarà pure matematica ma non essendo verificabile e sperimentabile (quindi potenzialmente falsificabile), rimarrebbe teoria oltre la fisica, cioè meta-fisica[11]. E’ chiaro che molti fisici, l’idea del biocentrismo, non l’hanno presa bene.
Rispetto alle religioni che hanno svolto sino ad oggi il ruolo di Teoria del Tutto, quelle occidentali (ebraismo, cristianesimo, islam) hanno risolto il problema mettendo in capo al processo di tutti i processi, un ente onnipotente, onnisciente, onnipresente non meno inverificabile delle cannucce arrotolate e degli elastici vibranti dei stringhisti. Quelle orientali invece, con il Tutto è Uno, giudicando il molteplice maya o samsara, giudicando il tempo un’illusione e ritenendo la vita così come è senza inizio, è senza fine (Advaita Vedanta) e puntando al collasso dell’Uno nel Tutto attraverso i gradi di meditazione che portano all’illuminazione (nirvana), si avvicinano molto al biocentrismo proposto dall’americano.
Lanza, pone il problema con chiarezza ma non pone la soluzione con altrettanta chiarezza. Per “soluzione” non intendiamo una contro-teoria di mondo bella completa e fatta, è chiaro che siamo nell’ambito di spostamenti paradigmatici, nessuno pretende precisione e completezza finale ma almeno precisione dei presupposti. Quello cioè che non si capisce e se l’Autore la pensi come un monismo assoluto tipo Berkeley (e della scuola buddista Yogacara) che infatti compare qui e lì ed in specie a pg. 163, dove si dice che non si prende posizione sul problema del “solipsismo” e si lascia al lettore, il giudizio se la faccenda è un assoluto Tutto è Uno (esse est percipi) privo di coscienze individuali plurali e materia o come un Uno fatto di Molteplici. Altresì non è chiaro se Lanza sposi Matrix (ovvero cervello nella vasca) o se come scrive a pg. 161 “La natura e la mente non sono irreali, sono correlate”. Questo secondo sarebbe un idealismo trascendentale di tipo kantiano, dove il là fuori esiste e sarebbe anche responsabile delle nostre percezioni ma poiché noi lo possiamo approcciare solo con queste, com’è in sé (noumeno) a noi è precluso sapere[12].
Una certa simpatia che traspare per il concetto cosmico di coscienza, ha fatto arrivare Lanza su molti siti New Age che vi leggono quello che vogliono leggervi. Ma l’Autore non ha neanche fatto nulla per non arrivarvi com’è nel caso del problema della morte e del vero e proprio sodalizio con Deepak Chopra. Confesso che non sono riuscito a rimanere attaccato la filo del ragionamento, riguardo la morte. Pare che Lanza, in accordo al primo principio della termodinamica, ritenga l’energia immortale, non creabile, non distruggibile, può cambiare solo forma (pg.193). Ma se la sostanza è forma come diceva il buon Aristotele, come può dire che “…nulla è esente da questa immortalità”? Di nuovo, sembra si voglia lasciare volutamente, una nuvola d’incertezza nel passaggio tra A e B. Tutto è energia, l’energia è immortale ergo Tutto è immortale. Sarà anche immortale il Tutto (buon per lui) ma io “muoro” ? Non so, penso che Lanza pensi che noi si rimanga come i gatti di Schoedingher ma la versione “gatto vivo” non so bene dove lui pensa di collocarla. Altresì, colpisce la sicurezza tutt’altro che noumenica con cui, dopo averci detto che tutto quello che sappiamo di lì fuori è un film della nostra scatola cranica, postula che l’energia del Tutto non sparirà mai perché siamo in un “sistema chiuso”. Davvero? E chi glielo ha detto e cosa intende per “sistema chiuso”, l’Universo o la scatola cranica?
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L’ultimo capitolo, finalmente, atterra su questioni più definite. Può darsi che la mq chiami l’osservatore come elemento costitutivo del suo sistema (ma altri non sarebbero d’accordo). Altresì, non v’è dubbio che lo studio dell’architettura cerebrale (e della funzionalità che in essa si esplica), le neuroscienze, le scienze cognitive, financo la filosofia della mente e tutto il lavoro ai primi passi che si è cominciato a fare per definire la coscienza siano non solo avvincenti, promettenti ma anche assolutamente necessari. Meno fiducia nutro su gli sviluppi dell’AI almeno fino a che non si definiranno modelli di cos’è l’intelligenza, la percezione organizzata e la consapevolezza. La faccenda del libero arbitrio (e gli esperimenti di B. Libet di cui non abbiamo parlato ma sono davvero interessanti) è meno importante, forse, di quanto si creda. Ma il punto decisivo, quello che anche Lanza sa essere il perno della questione da lui sollevata è: la meccanica quantistica è una fisica dei principi (così come poneva la questione A. Einstein) o no? Ovvero, la questione dell’indeterminazione, il collasso della funzione d’onda, il ruolo che sembra decisivo dell’osservatore è propria solo del livello che va dall’atomo in giù e forse addirittura di come noi facciamo gli esperimenti o no? Quando vado a letto e spengo la luce, tutta la mia scrivania e la libreria accendono un fantastico festino di libere nuvole di probabilità caotica o rimangono lì uguali a come sono quando io ci sono[13] ? Se le proprietà della mq non dovessero trasferirsi ai livelli macroscopici, non solo il biocentrismo di Lanza ma anche la fisica, dovrebbe domandarsi dove e come si manifesta il famoso totale più della somma delle parti. Cosa fa collassare la funzione d’onda in aggregati anche non osservati?
Se si scoprisse che è la forma, ovvero l’aggregato stesso, la sua architettura e la sua funzionalità interna, la sua logica di aggregazione[14], le relazioni che legano le sue parti in un sistema che ha più coerenza del suo esterno a imporre all’oceano di probabilità potenziali una certa qual attualità, allora si dovrebbe trarre un lezione epistemica ben curiosa: bastava andare in libreria, Metafisica di Aristotele, 17 euro (libri VII°, VIII°, IX° ovvero sulla sostanza) ed il mistero era bello che risolto. Non sarebbe la prima ed ultima volta che la fisica collassa nella metafisica e viceversa. In fondo la situazione principale rimane sempre quella, Io, Mondo e loro relazione.
Link:
Lanza’s site http://www.robertlanzabiocentrism.com/
Biocentricity: http://www.biocentricity.net/
Biocentrism demystified: http://nirmukta.com/2009/12/14/biocentrism-demystified-a-response-to-deepak-chopra-and-robert-lanzas-notion-of-a-conscious-universe/, ironia vuole che sia un sito indiano.
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[1] Si è recentemente segnalata, ad esempio, una Hegel’s renaissance: http://www.hegelpd.it/hegel/back-to-hegel-un-articolo-di-luca-illetterati/
[2] A scala nanoscopica, cioè da 1 a 100 nanometri ma sulle certezze di questa restrizione si veda la nota 13.
[3] Questa è in breve la tesi di molti interpreti della mq, tra cui l’Autore del libro in oggetto. Per la verità, sembra che ciò che determina questo mondo indeterminato, sia una misurazione. Poiché non c’è modo di non pensare ad una coscienza umana dietro l’atto di misurazione, per traslato, si pensa sia proprio la coscienza a produrre la determinazione ma credo che sul punto (misurazione, osservazione, interazione, coscienza), punto in cui alcuni scienziati diventano filosofi, ci sia una approssimazione concettuale.
[4] Questa è la versione umana del famoso esperimento su cui si fonda il principale mistero quantistico: la doppia fenditura. Se ne trovano facilmente varie versioni su Internet. In breve: preso un sparatore di particelle ed un ricevitore posto a lui di fronte, messo in mezzo un piano verticale con due fenditure, le particelle partono dal sparatore ed arrivano al ricevitore. Qui si disegna una figura che dice inequivocabilmente che le cose sparate arrivano al ricevitore come onde. Se ci domandiamo: dove è passata la particella, nella fenditura a sinistra o in quella a destra (?) e approntiamo un rilevatore per scoprirlo, scopriamo che quelle che arrivano al rilevatore non sono più onde ma particelle. Via il rilevatore -onde-, mettiamo il rilevatore -particelle-. Ce ne sono svariate versioni ed alcune molto particolari tra cui quelle che mostrano una sorta di preveggenza della particella che sa prima quello che noi decideremo solo dopo (mettere il rilevatore, togliere il rilevatore).
[5] A. Pais, “Sottile è il Signore…”, La scienza e la vita di Albert Einstein. Bollati Boringhieri, Torino, 1986-1991, pg.15
[6] Ma altri sono ambigui in tal senso, se cioè la mq vale solo a livelli sub-atomici o anche per gli atomi ed addirittura per le molecole. Lo stesso Lanza riferisce a pg.86 di un esperimento su singoli atomi di berillio (ioni, per la precisione) caricati magneticamente e bloccati nella loro posizione da un opportuno campo magnetico. Lanza ne conclude che se per ipotesi potessimo osservare i singoli atomi di una reazione atomica scatenata da una bomba piovuta sulle nostre teste, bloccheremo il processo di reazione come in uno stop frame. Ma si tratta sempre di “singoli atomi” non dell’intera reazione nucleare. Poiché la reazione è basata su relazioni ne conseguirebbe che l’indecidibilità di stato c’è solo se si annullano le relazioni -ergo- sono le relazioni a determinare lo stato delle particelle.
[7] E’ in fondo questa l’interpretazione relazionale della meccanica quantistica di cui C. Rovelli è uno dei massimi esponenti. http://plato.stanford.edu/entries/qm-relational/
[8] Si potrebbe anche sostenere che sono divenienti proprio perché c’è un oceano di possibilità a cui attingere, se mancasse questo serbatoio di possibilità, le cose sarebbe congelate e forse non sarebbero mai assurte a livelli di maggior complessità del turbinio di quanti.
[9] Dell’intera questione, si potrebbe immaginare una versione debole che non aspira ad alcuna TOE ma semplicemente ricorda che la natura propria del pensante è biologica e non c’è pensiero sul Tutto senza un pensante il quale pensa in funzione delle sue categorie derivate da un ben preciso apparato percettivo. Fisica, biologia e filosofia sarebbero ripristinate in un continuum qual è nella intima natura del pensiero umano.
[10] In pratica, il 96% di ciò che dovrebbe comporre l’Universo ci è oscuro. Ora, potrebbe effettivamente essere che esista materia ed energia esotica che ha diverse regole da quelle conosciute ma è epistemicamente altrettanto legittimo pensare che le nostre conoscenze non siano universali ed assolute. Cioè, se in base a queste conoscenze osservo il Tutto e mi manca il 96% di quelle che dovrebbero essere le sue necessarie componenti secondo le leggi imposte da quelle conoscenze, forse, può darsi che debba rivedere quelle conoscenze e quindi leggi che l’impongono di cerare quel che poi non trovo.
[11] Contro le stringhe si veda: Lee Smolin, L’Universo senza stringhe, Einaudi, Torino, 2007 o Peter Woit, neanche sbagliata, Codice edizioni, Torino, 2007
[12] La linea filosofica alla quale s’iscrive Lanza è quella di un idealismo biologista. Se i riferimenti a Descartes – Leibniz – Kant ma forse più pertinentemente Berkeley con accenni di Schopenhauer risultano scontati, quello al Bergson dell’evoluzione creatrice, mi pare il più appropriato.
[13] Ci sarebbe da definire anche un problemino: se quando vado a letto a dormire, spengo la mia osservazione e la mia coscienza che ne è del mio corpo? Anch’esso esplode in una nuvola di indeterminazione di stati? Come sono garantite le funzioni vitali che mi permettono di ritrovarmi, la mattina quando mi sveglio?
[14] Questa posizione è vicina alla logica della differenza “grana fine” – “grana grossa”, già esposta a suo tempo da Murray Gel-Mann. A proposito del gatto di Schrodinger che è un oggetto a grana grossa del dominio a grana grossa, Gell-Mann afferma: “Nessun oggetto quasi classico può presentare un tale comportamento (gatto vivo ma anche morto), perché l’interazione col resto dell’universo condurrà a separare le due possibilità alternative (decoerenza).” Gell-Mann, oltre che papà dei quark e ovviamente Nobel (1969) è anche uno dei padri della scienza della complessità e fondatore del mitico Santa Fé Insitute. Sempre godibile ed illuminante: M. Gell-Mann, Il quark e il giaguaro. Bollati Boringhieri, Torino, 2000 in cui troviamo un capitolo, dal significativo titolo: “Meccanica quantistica e stupidità”. Occorre però anche segnalare che recenti esperimenti della doppia fenditura, effettuati però con molecole, sembrano confermare anche a questo livello di complessità, la permanenza della dualità onda-particella così come un altro esperimento (Afshar) effettuato con raggio laser e lenti convergenti sembra aver violato il principio di complementarietà di Bohr, registrando sia la figura d’interferenza (onde) sia determinando da quale fenditura è passata la particella.
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IL NOSTRO COMMENTO: Teorie interessantissime. Approfondiremo….

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Categories: Primo piano, Religione, Universo e Ufologia

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