Thomas Piketty: “l’Europa si fonda sul perdono del debito”

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Thomas Piketty, le opinioni sul caso Grecia: “l’Europa si fonda sul perdono del debito”

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di Christian Dalenz | 16 Luglio 2015

Fonte e link: http://www.forexinfo.it/Thomas-Piketty-le-sue-opinioni-sul-caso-Grecia?utm_source=Forexinfo+Forex+Trading+Online&utm_campaign=843dee7818-forexinfo-daily-email&utm_medium=email&utm_term=0_4302bacf08-843dee7818-302716845

L’economista rockstar afferma: come può la Germania pretendere disciplina dal Paese ellenico se è storicamente essa stessa una cattiva debitrice?

Thomas Piketty è un economista francese, e nel suo Paese è direttore dell’Alta Scuola in Studi Sociali e professore alla Scuola di Economia di Parigi.
E’ diventato internazionalmente famoso dopo l’uscita del suo libro Il Capitale nel XXI Secolo, nel quale ha analizzato l’evolversi della crescita dei redditi da capitale e dei redditi da lavoro tra il 18° e il 21° secolo, scoprendo sostanzialmente come la prima è storicamente molto più alta della seconda, nonostante un abbassamento di tali disuguaglianze tra gli anni ’40 e ’70 del secolo scorso.

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Sottolinea come questo andamento, se confermato negli anni a venire, rischia di portare la società a pesantissime diversità di condizioni sociali tra gli esseri umani più ricchi e quelli più poveri, ed in particolare tra chi vive di rendita e chi di lavoro, portando ad una forte instabilità sistemica.

Nonostante il titolo richiami la nota opera di Karl Marx (Il Capitale), va detto che Piketty non è affatto comunista e anzi difende la proprietà privata: ma sostiene la necessità di fermare l’eccessiva crescita delle disuguaglianze con tasse patrimoniali con un’aliquota che arrivi anche all’80% su chi guadagna oltre un milione di dollari all’anno.

In un’intervista al Financial Times, il professore spiegava il perché del successo del suo libro:

 “Ci sono molte persone che non sono economisti, ma sono stanchi di sentirsi dire che quelle questioni sono troppo complicate per loro….Troppo spesso, gli economisti costruiscono modelli matematici molto complessi per sembrare scientifici e impressionare le persone.

Non ho niente contro la matematica (mi sono formato come matematico), ma essa è solita nascondere una mancanza di idee. Quello che mi soddisfa è che questo libro raggiunge le persone «normali», un pubblico abbastanza ampio. Mia madre è un esempio…”

Essendo quindi un accademico sulla cresta dell’onda, gli sono state rivolte domande anche sul caso economico più scottante degli ultimi tempi: la questione Grecia.

In un’altra intervista condotta dal sito The Wire e dal quotidiano tedesco Die Zeit, Piketty non usa mezzi termini: i conservatori, in particolare modo quelli tedeschi, stanno portando l’Europa e l’europeismo alla distruzione.
Germania e Francia, i Paesi più potenti del vecchio continente, hanno già affrontato in passato simili situazioni relative a crisi di debito pubblico e ne sono venuti fuori in tutt’altro modo rispetto a quanto richiedono oggi alla Grecia.

La Germania, in particolare, ha passato momenti del genere sia dopo la guerra Franco-Prussiana del 1870 sia dopo ciascuna Guerra Mondiale del ’900, facendo pagare ad altri i propri debiti. Dopo la seconda guerra mondiale, per esempio, la Germania aveva il 200% di debito pubblico: 10 anni dopo era al 20%, grazie ad accordi quale il London Debt Agreement con il quale fu cancellato il 60% del debito estero. Simili accordi sono stati stipulati anche per la Francia.

Il Regno Unito, dopo le guerre napoleoniche, ha ripagato il proprio debito con una ferrea disciplina di bilancio, ma così facendo ci ha messo moltissimo tempo: e nel frattempo, ha speso molto poco in istruzione.

Afferma Piketty che dopo le guerre mondiali ci si rese conto che non è possibile chiedere alle nuove generazioni di pagare gli errori dei loro parenti; l’Europa si è fondata sul perdono del debito e sull’investimento nel futuro, e in questa maniera occorre ora rifondarla, visto che la perdita di PIL che la Grecia ha subito tra il 2009 e il 2015 (-25%) è comparabili alle recessioni di Germania e Francia tra il 1929 e il 1935:

«La storia del debito pubblico è piena di ironia. Raramente segue le nostre idee di ordine e giustizia».

Le soluzioni più tipiche per uscire dalle crisi di debito pubblico sono essenzialmente tre, per l’economista: produrre inflazione per svalutare l’onere del debito, una tassa sulla ricchezza privata, la ristrutturazione dei debiti. Nel caso dell’eurozona, per uscire da una crisi di fiducia che potrebbe colpire altri Paesi secondo Piketty occorre una conferenza per la ristrutturazione dei debiti pubblici di diversi Paesi europei; perciò non solo di quello della Grecia, i cui obiettivi di surplus di bilancio fissati con le «Istituzioni» (1% 2015, 2% 2016, 3% 2017 e 3,5% 2018) appaiono all’autore de Il Capitale nel XXI secolo non raggiungibili. E a tale proposito, vanno ridefinite le soglie di indebitamento massimo consentito scolpite da più di venti anni nel Trattato di Maastricht.

IL NOSTRO COMMENTO: Ha ragione Piketty per uscire dalla crisi del debito pubblico occorre una Conferenza per la ristrutturazione dei debiti pubblici di diversi Paesi Europei. Vanno ridefinite le soglie di indebitamento massimo consentito scolpite da più di venti anni nel Trattato di Maastricht. L’Europa si fonda sul perdona del debito. Altrimenti col cazzo si esce dai debiti contratti dagli Stati dell’Eurozona. Ficchiamocelo bene in testa. Leggetevi il libro Il Capitale nel XXI Secolo. Diffondete questo articolo. Fare cultura serve atteso che in Italia (e non solo in Italia!): “ignorantia abundat ubique!”

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