La Grecia, per la Troika, potrebbe essere un pericoloso precedente.

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Grecia, ecco come la Troika ha cambiato il lavoro. Ma non l’economia

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Kostis Bakopoulos, avvocato giuslavorista greco: “L’obiettivo della legge era una maggiore mobilità dei lavoratori, con incentivi alle assunzioni e una diminuzione di costi e oneri dei licenziamenti”

di Stefano De Agostini | 27 giugno 2015

Fonte e link:http://www.ilfattoquotidiano.it/2015/06/27/grecia-ecco-come-la-troika-ha-cambiato-il-lavoro-ma-non-leconomia/1821249/

Licenziamenti più facili, espansione del precariato e contrattazione ai minimi termini. Benché diversa nei tecnicismi, dal punta di vista degli obiettivi finali la riforma del lavoro imposta alla Grecia dalla Troika non sembra poi così lontana dal Jobs Act italiano. “L’obiettivo della legge era una maggiore mobilità dei lavoratori, con incentivi alle assunzioni e una diminuzione di costi e oneri dei licenziamenti”, spiega a ilfattoquotidiano.it Kostis Bakopoulos, avvocato giuslavorista greco intervistato a margine del convegno convegno milanese dell’Agi, Avvocati giuslavoristi italiani.

Anche la riforma firmata da Giuliano Poletti, con il contratto a tutele crescenti ha reso più semplice, per l’imprenditore, lasciare a casa il dipendente. In Italia, però, si è andati oltre visto che Atene non ha toccato il diritto al reintegro del dipendente in caso di licenziamento illegittimo. Per il resto la rivoluzione greca del diritto del lavoro negli anni della Troika è stata decisamente variegata e capillare.

Innanzitutto, sono state alzate le soglie per i licenziamenti collettivi, ampliando così l’ambito di applicazione dei provvedimenti individuali, meno vincolati dalla negoziazione sindacale e più facili da attuare. A queste modifiche si aggiungono i tagli al termine di preavviso e all’indennità corrisposta in caso di licenziamento, la possibilità di rateizzare la buonuscita, l’estensione del periodo di prova da due a ben 12 mesi dopo l’assunzione, l’abolizione di regimi speciali con maggiori tutele per specifiche categorie di lavoratori, come insegnanti e dipendenti pubblici.

L’altro punto cardine delle riforme chieste dalla Troika in Grecia è stato lo spostamento della contrattazione verso il livello aziendale. “L’obiettivo delle leggi è stato quello di decentralizzare il processo. Ora gli accordi collettivi a livello aziendale prevalgono su quelli di settore”, precisa Bakopoulos. Per raggiungere questo obiettivo, i governi che si sono via via succeduti hanno rotto il sistema dell’applicazione erga omnes degli accordi collettivi, congelato gli aumenti automatici di stipendio basati sul’anzianità, attribuito la determinazione del salario minimo al governo e non più al contratto collettivo nazionale.

Una strada, quest’ultima, che non dispiace affatto a Matteo Renzi il quale non fa mistero di sognare un “sindacato unico”. Del resto la via era già stata segnata dalla Bce nella famosa lettera firmata Jean-Claude Trichet e Mario Draghi e inviata all’allora premier Silvio Berlusconi nel 2011 nella quale si chiedeva, tra il resto, di “riformare la contrattazione collettiva”. Pronta la risposta con un decreto che ha previsto che i contratti aziendali e territoriali operino “anche in deroga alle disposizioni di legge” in materia di mansioni, orari di lavoro, assunzioni e licenziamenti, “ed alle relative regolamentazioni contenute nei contratti collettivi nazionali di lavoro”. Renzi, quindi, ha solo raccolto il testimone e la prossima tappa prevede che le parti sociali raggiungano entro settembre un’intesa su un nuovo modello di contrattazione riorientato verso il livello aziendale e sul salario minimo. Se ci saranno ritardi, sarà l’esecutivo a intervenire in questo senso.

Tornando in Grecia, il quadro delle riforme chieste dai creditori si completa con altri provvedimenti che vanno nel senso di una maggiore flessibilità e, quindi, di una più accentuata precarietà del lavoro. E’ stata estesa la durata massima del lavoro interinale e dei contratti a termine consecutivi, che passa da due a tre anni. Ora l’impresa in caso di crisi aziendale può unilateralmente introdurre il lavoro a rotazione, che corrisponde a meno ore per meno salario. A questo si aggiungono il taglio delle retribuzioni per gli straordinari e la possibilità di modifiche più flessibili dell’orario di lavoro.

Gli effetti sull’economia ellenica sono sugli occhi di tutti, mentre gli esperti greci si dividono. “Alcune riforme, specialmente quelle sulla contrattazione, erano e sono ancora necessarie in Grecia – sostiene Bakopoulos – Perché avevamo un sistema inflessibile come nessuno in Europa. I salari continuavano ad aumentare senza seguire la produttività delle aziende.

Bisognava cambiare qualcosa”. D’altra parte, il legale ammette che “queste riforme non hanno stimolato ancora la crescita. Ma la ragione principale dello stallo è l’incertezza sull’economia greca, il suo sistema bancario e il suo futuro come Paese dell’Eurozona”.

Di tutt’altro avviso è Georgios Dassis, sindacalista e presidente del gruppo lavoratori del Comitato economico e sociale europeo. “Le misure anticrisi messe in atto in Grecia su richiesta della Troika hanno colpito direttamente l’occupazione e la situazione sociale del Paese – spiega Dassis – Immediatamente sono stati applicati licenziamenti collettivi, alle diminuzioni di salari e pensioni si aggiunge la situazione disastrosa del sistema sanitario. Queste misure draconiane non solo non hanno apportato nessun miglioramento, ma gli squilibri strutturali, l’evasione fiscale, il debito pubblico si sono aggravati”.

IL NOSTRO COMMENTO: La Troika ha imposto alla Grecia misure inique contro il mondo del lavoro spostando la contrattazione verso il livello aziendale per favorire le Aziende e gli imprenditori. Anche la riforma firmata da Giuliano Poletti, con il contratto a tutele crescenti ha reso più semplice, per l’imprenditore, lasciare a casa il dipendente. Insomma la Troika e Renzi sono sintonizzati sulla stessa lunghezza d’onda. Georgios Dassis, sindacalista e presidente del gruppo lavoratori del Comitato economico e sociale europeo, ha detto: “Le misure anticrisi messe in atto in Grecia su richiesta della Troika hanno colpito direttamente l’occupazione e la situazione sociale del Paese – spiega Dassis – Immediatamente sono stati applicati licenziamenti collettivi, alle diminuzioni di salari e pensioni si aggiunge la situazione disastrosa del sistema sanitario. Queste misure draconiane non solo non hanno apportato nessun miglioramento, ma gli squilibri strutturali, l’evasione fiscale, il debito pubblico si sono aggravati”. La Troika in questa triste vicenda greca cerca di tener duro perché il tutto potrebbe sfuggire di mano e creare un pericoloso precedente per l’Eurozona. Infatti se la Grecia esce seguiranno a ruota altri Paesi. Il Nostro augurio è che gli Stati membri si rendano conto che l’Europa Unita non si fa imponendo tasse e contro tasse ai singoli Stati per strozzarli – come stanno facendo allo stato i banchieri della Troika – ma prima si attua una Europa politica dei singoli Stati poi quella economica e non il contrario come è accaduto oggi. Il nostro appello accorato è : USCIAMO TUTTI UNITI DA QUESTA EUROPA DEI BANCHIERI PER SALVARCI LA PELLE. PRIMA CHE SIA TROPPO TARDI! MANDIAMO SUBITO A CASA RENZI LORO ALLEATO.”

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Categories: Europa

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2 replies

  1. prendono in giro la gente definendo ‘a tempo indeterminato’ un contratto che prevede la possibilità di licenziare entro tre anni senza dover motivare la decisone.
    L’avessero correttamente definito ‘ a tutele crescenti’, ferma restando la fregatura dei lavoratori, sarebbe stato, per lo meno, intellettualmente più onesto… ma questo governucolo di quaquaraquà, tanti slogan e pochi fatti, non sa neppure lontanamente dove stia di casa l’onestà.
    Ma la resa dei conti è sempre più vicina:………. renzi, stai sereno…..

  2. Ciao Attilio,
    Grazie per il tuo commento. Sono d’accordo con Te. Non sono “contratti a tempo indeterminato” Di indeterminato hanno solo il nome. I contratti a “tutele crescenti” sono crescenti solo per gli imprenditori non certo per il mondo del lavoro. In ogni caso Noi abbiamo ipotizzato che questo Governo non arriverà a fine anno. Speriamo di aver colto nel segno. Ma non è il solo che dovrebbe andar via. Il Presidente Mattarella dove lo metti? E’ proprio vero che quelli che vengono dopo sono peggiori di quelli di prima. Speriamo che il Popolo Italiano trovi la forza ed il coraggio di mandarli a casa immediatamente prima che provochino altri danni. Ciao Attilio al piacere di rileggerti. Un abbraccio da Fernando

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