SACE: RADDOPPIATI GLI STIPENDI DEI VERTICI

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Riceviamo e pubblichiamo un articolo postato nel Blog del Sen.  Massimo Donadi dell’IDV (16_02_2012)

SCANDALOSA SACE. RADDOPPIATI GLI STIPENDI DEI VERTICI

Riceviamo e pubblichiamo un documento esplosivo. Lo abbiamo ricevuto in copia. Non siamo in grado di certificarne l’assoluta veridicità, ma abbiamo ragione di credere che sia “maledettamente” attendibile.  E’ il verbale della riunione del Consiglio di Amministrazione della Sace, l’agenzia di credito all’esportazione che tutela le aziende italiane nelle loro transazioni internazionali e negli investimenti all’estero. E’ una società non quotata in Borsa, interamente controllata dallo Stato, attraverso il ministero dell’Economia.

Il giorno 15 dicembre 2011 il consiglio di amministrazione della Sace, secondo quanto rivelano le carte che potete consultare in allegato (pdf SACE), si riunisce. La data non è casuale. La riunione del Cda avviene esattamente dopo il 6 dicembre, giorno della pubblicazione del decreto “Salva Italia” in Gazzetta ufficiale, e prima del 27 dicembre, giorno della sua conversione in legge.

Cosa si è deciso in quella riunione del 15 dicembre? Il Comitato per la Remunerazione – sì, avete capito bene, alla Sace esiste un comitato formato da illustri membri della Sace che stabilisce gli stipendi degli illustri membri della Sacestabilisce un aumento spropositato dello stipendio dell’amministratore delegato e del presidente del Cda.

Si tratta di cifre da capogiro. Per l’amministratore delegato, un compenso fisso annuo di 355.000 euro, cui va sommato un compenso variabile annuo fino al 50 per cento del compenso fisso annuo al raggiungimento degli obiettivi fissati – fino dunque a 177.500 euro lordi in più – e ancora una parte variabile da corrispondersi al raggiungimento degli obiettivi definiti dal piano strategico della società. Tiriamo le somme: 355.000 euro, più 177.500 euro. Totale: 532.000 euro, cui si aggiungerebbe un ulteriore premio, non definito, ma assimilabile al compenso annuo. Insomma, siamo oltre il milione di euro. Nel caso del presidente del Cda, non si lesina in quanto a generosità. 200.000 euro l’anno, cui si aggiungerebbe un premio, a carattere variabile, di ben 100.000 euro e infine, un altro premio, non definibile, da applicarsi “pro quota” per l’effettiva vigenza della carica. Lascio a voi le somme.

Torniamo un attimo sulle date. E’ importante. Durante la discussione del cosiddetto “Salva Italia”, che imponeva un tetto alle laute retribuzioni dei manager di Stato, all’ultimo istante è stata inserita una disposizione secondo la quale, sebbene il tetto vi sia, possono essere previste deroghe motivate “per le posizioni apicali”. Non solo. Altro giro, altra deroga. Un’ulteriore norma, sempre nel decreto “Salva Italia”, stabilisce che gli stipendi degli amministratori pubblici di società non quotate e controllate dallo stato, come la Sace appunto, possono arricchirsi di componenti variabili, non inferiori al 30 per cento e da corrispondersi in ragione degli obiettivi raggiunti. Zac, il gioco è fatto e la Sace, quel 15 dicembre, ha preso la palla al balzo del Salva Italia per mettere in salvo non l’Italia e le aziende italiane ma gli stipendi dei suoi vertici.

Su questa vicenda vogliamo vederci chiaro. Per questo, abbiamo presentato un’interpellanza urgente al presidente Monti. E’ vero quanto è accaduto alla Sace? Quante altre società pubbliche controllate dallo Stato e non quotate, tipo Invitalia, Anas, Consap, Consip, Evav, Ferrovie, Fintecna, Gse, Ipzs, Italia Lavoro, hanno fatto altrettanto? Che fine ha fatto la norma sul tetto agli stipendi dei manager pubblici? Derogare, in questo paese, significa far schizzare alle stelle i già lauti stipendi dei super-manager di Stato?

Vogliamo risposte. Se quanto è venuto a nostra conoscenza dovesse risultare vero sarebbe un vero affronto a tutti quei cittadini che non arrivano alla fine del mese, con un mutuo a carico, con i prezzi di benzina e gas alle stelle. Uno schiaffo in faccia ai precari, ai giovani, alle famiglie, rifilato da chi giustamente stringe i cordoni della borsa pubblica, rinuncia giustamente alle Olimpiadi, predica morigeratezza e poi lascia che accadano, sotto al suo naso, cose inaccettabili come queste.

NOSTRO COMMENTO: Se è vero quanto riportato  nel documento in possesso del Sen. Massimo Donadi dell’IDV sui compensi degli apicali SACE è’ una cosa che fa venire il voltastomaco. Uno schiaffo alla miseria! Non c’è limite all’ingordigia di questi personaggi! Mi auguro che l’ IDV non si limiti solo all’interpellanza ma attivi tutti gli strumenti necessari per far abrogare la norma in questione anche scendendo in piazza. Ma Monti che fa: “predica bene e razzola male?” Come si possono chiedere agli Italiani dei sacrifici se ancora esistono queste vergogne e questi personaggi? Facciamo girare a 360° questo articolo in modo che gli Italiani sappiano.

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Categories: Politica, Primo piano

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