Basta con le critiche per le critiche

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Appello alla comunità internazionale

Fonte:idvstaff

Riporto integralmente la lettera da me inviata, e pubblicata in parte nell’edizione cartacea, e per intero nel web, dal The Guardian, in cui rispondo all’affermazione del quotidiano inglese che si interrogava sul perché mai gli italiani assolvano sempre Silvio Berlusconi dalla sua inadeguatezza politica. Gli italiani, cara redazione, non riescono a scrollarsi di dosso un corruttore alla Presidenza del Consiglio poiché sono vittime di un enorme conflitto di interessi che, utilizzando soldi di Stato, ha portato in stallo l’informazione e la democrazia del Paese, addormentando le coscienze dei cittadini.

Testo della lettera:

Cara redazione,
sono Antonio Di Pietro, deputato della XVI legislatura, presidente dell’Italia dei Valori ed ex magistrato che, negli anni ’90 di Tangentopoli, assicurò alla giustizia molti politici ed imprenditori corrotti. Oggi porto avanti quell’impegno e il rispetto delle istituzioni nell’Italia dei Valori, unico partito di minoranza che svolge il ruolo di opposizione politica, senza eccezioni e senza incertezze, a questo governo.
Mi scuso, a nome dell’Italia, con la redazione di The Guardian per la reazione prevedibile del Presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, e del Ministro degli Esteri, Franco Frattini. The Guardian è un prestigioso giornale che svolge al meglio il suo lavoro e assolve al dovere di informare i cittadini. In Italia questo governo non è abituato al contraddittorio, né tanto meno a sentirsi dire la verità. Mentre sulla notizia della preparazione del G8 si può discutere, sul resto dell’articolo c’è poco da ribattere. Alle classifiche da voi riportate nell’articolo di ieri manca quella di Freedom House che assegna all’Italia il 73 esimo posto per libertà di stampa.
Il vero problema nel nostro Paese è quindi l’informazione, che oggi è in mano -nel più colossale conflitto di interessi mai visto in un paese occidentale- ad un solo uomo: il Presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi.
Il controllo dei media da parte del signor Berlusconi è esercitato attraverso il primo gruppo editoriale italiano, La Mondadori, e sei televisioni: tre private in mano a Mediaset di sua proprietà, e tre pubbliche, La Rai, su cui esercita indirettamente e con rarissime eccezioni, l’influenza attraverso le nomine dello staff dirigenziale.
Il controllo dell’informazione gli consente di mantenere una posizione dominante e una fonte inesauribile di guadagni che consolidano il suo insediamento nelle istituzioni, attraverso un largo sistema clientelare. Questi guadagni in passato sono stati possibili soprattutto grazie al placet dei precedenti governi che non hanno voluto affrontare il conflitto di interessi. Oggi Silvio Berlusconi retrocede allo Stato italiano appena l’1% del fatturato per l’utilizzo delle concessioni delle frequenze radiotelevisive di Stato, su cui trasmette Mediaset.
Da quando si è insediato il governo di centrodestra le aziende pubbliche, come Eni e Poste, hanno dirottato ingenti investimenti pubblicitari dalle reti RAI a quelle private del Presidente del Consiglio italiano.
All’informazione si è aggiunta, con questo governo, la piaga delle riforme “incostituzionali”. La prima è stata la legge chiamata Lodo Alfano, voluta da Silvio Berlusconi e che lo rende improcessabile insieme ad altre tre cariche dello Stato.
Il signor Berlusconi ha subito fruito di questa legge in un processo che lo vede imputato di corruzione di un testimone. Grazie al Lodo Alfano, Berlusconi non può essere processato per corruzione, ma David Mills, suo avvocato ed ex-marito di un ministro del governo Blair, è stato condannato nel mese di febbraio a 4 anni e 6 mesi per falsa testimonianza. Il 6 ottobre i giudici della Corte Costituzionale si pronunceranno sulla costituzionalità del Lodo Alfano e, se il giudizio sarà negativo, Silvio Berlusconi sarà processato con l’accusa di corruzione di David Mills.
Concludo invitando The Guardian e la stampa estera a non spegnere i riflettori sull’Italia chiedendo loro di continuare a svolgere, come stanno facendo, l’importantissimo compito di informazione, ruolo che quasi tutti i nostri media hanno delegato vista l’impossibilità a svolgerlo.

NOSTRO COMMENTO: Non siamo d’accordo con Di Pietro su questa iniziativa. Le battaglie si conducono in Italia. Giornali non governativi c’è ne sono che possono pubblicare queste ed altre notizie. RAI TRE, ad esempio, non mi pare sia governativa Lo stesso il quotidiano la Repubblica.it. Francamente sarebbe ora di smetterla di fare propaganda gratis a Berlusconi. Il gossip e queste iniziative di Di Pietro non sortiscono più alcun effetto sul Cavaliere, anzi, ne aumentano la pubblicità. E allora che fare? Smetterla di parlare male sempre del Cavaliere. Ignorarlo. Quando una persona continuamente parla male di un’ altra la cattiva figura la fa chi parla male non chi riceve l’offesa. L’effetto è questo, in base a questo semplice ragionamento Paesano. C’era una volta in un Paesino una comarella molto pettegola che non perdeva mai l’occasione per denigrare una terza persona. In Paese la gente mormorava non per quanto dicesse la comarella pettegola, ma, per il fatto che la denigrante fosse una gran linguaccia, cioè, una gran pettegola. L’effetto è proprio questo. Quando Tu vuoi tagliare una persona la cosa più errata che puoi fare è quella di parla male continuamente. Perché sei Tu che fai la figura del pettegolo e non l’altro. E allora che l’IDV faccia le critiche legittime seguendo i programmi del proprio partito ignorando il Cavaliere. Una persona ignorata è come se non fosse tenuta in considerazione alcuna. Mentre al contrario una persona chiamata continuamente in causa – ed ora direi in modo maniacale – per sottolineare sempre errori, errori, errori, o prima o poi si rende invisa alle persone oltre alla propaganda gratuita che rende al soggetto denigrato. Io non sono un simpatizzante del Cavaliere ma non né ho mai parlato male. Ho semplicemente detto come la penso io. Punto e basta. E’ anche una questione di stile!

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Categories: Politica, Primo piano

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