Ancora sulla Consulta

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NON ABBIAMO SCRITTO “GIOCONDO” IN FRONTE (1-07-2009)

Fonte:IDVstaff


Voglio tornare, ancora una volta, sulla questione del lodo Alfano e della cena a casa del giudice Mazzella dove furono presenti l’imputato, e plurinquisito, Silvio Berlusconi, il ministro della Giustizia Alfano, due giudici della Corte costituzionale e un altro plurinquisito, l’onorevole Vizzini, tra l’altro presidente di commissione parlamentare Affari Costituzionali del Senato.
Allora, vediamo di capire: noi dell’Italia dei Valori abbiamo sollevato un problema, vale a dire l’incompatibilità di questi due giudici della Corte costituzionale, Mazzella e Napolitano, a partecipare all’udienza del 6 ottobre 2009, dove si deciderà se il lodo Alfano sia costituzionale o incostituzionale. Loro dicono che vogliono andare a cena con chi gli pare e piace, che hanno un rapporto di frequentazione e di amicizia con Berlusconi, che hanno fatto insieme tante cose. E a questo ci crediamo, tanto è vero che Mazzella è stato ministro del governo Berlusconi, mentre Napolitano è stato all’ufficio di Gabinetto del presidente della Camera Fini). Questi due signori rivendicano questo voler essere di parte, che hanno amicizie specifiche col presidente del Consiglio, diretto interessato, guarda il caso, al lodo Alfano.

Cosa dicono queste due persone?

Dicono, e se la prendono con noi, accusandoci di essere dei destabilizzatori, che loro possono fare quel che hanno fatto perché quel giorno non giudicheranno l’imputato Berlusconi, ma giudicheranno la costituzionalità di una legge e quindi, come tale, c’è la totale spersonalizzazione.

Non abbiamo scritto “Giocondo” in fronte!
Napolitano e Mazzella non sono due giudici della Corte costituzionale ignoranti, vogliono semplicemente considerare noi ignoranti!
Il lodo Alfano non è una legge fatta per la generalità degli italiani.
E’ una legge porcata che il presidente del Consiglio si è fatto fare dal ministro della sua Giustizia, Alfano, e se la è fatta fare per non farsi processare.
Quindi, da quella decisione che la Consulta prenderà il 6 ottobre, per stabilire un principio o un non principio, cioè che “non tutti i cittadini sono uguali di fronte alla legge” e che uno, che è anche presidente del Consiglio, anche se ha ammazzato la moglie, se ha stuprato una bambina, o se ha spacciato droga, non può essere processato fin quando detiene tale ruolo. Decidere se tutto questo è costituzionale o meno non vuol dire semplicemente valutare una legge, ma in gioco c’è il destino del governo Berlusconi. Stiamo bene attenti! Berlusconi è accusato di corruzione di un testimone che si chiama Mills. Questo testimone, cioè il corrotto, è già stato condannato in primo grado a quattro anni e mezzo. E nelle motivazioni della sentenza si legge “corrotto da Silvio Berlusconi”. Quindi, se non avesse fatto il presidente del Consiglio, anche Silvio Berlusconi sarebbe stato condannato a quattro anni. Non è stato possibile processarlo perché si è fatto fare il lodo Alfano.
Allora il 6 ottobre è una data estremamente importante per la decisione che si andrà a prendere. Perché se si decide che la legge è costituzionale, allora vuol dire che Berlusconi non può più essere processato. Se invece il lodo è incostituzionale, il 7 ottobre ricomincia il suo processo e sapremo se, e in quale modo, anche lui è il responsabile come Mills, il corrotto, e se anche lui si merita quattro anni e mezzo di pena.

Allora, non nascondiamo la testa sotto la sabbia. Non pensino, Mazzella e Napolitano, che noi siamo tutti ignoranti. Prendere quella decisione su quella legge, il 6 ottobre, vuol dire decidere le sorti del governo, le sorti di Berlusconi, le sorti del nostro Paese.
Proprio ora, che questi due giudici hanno confessato definendosi amici intimi di Berlusconi, chiediamo ad entrambi di dimettersi e continuare a coltivare tutta l’amicizia che hanno con Berlusconi, oppure di astenersi quel giorno dal dover giudicare. Chiediamo anche al presidente della Corte costituzionale, Amirante, di non fare il “pesce in barile”, ma di assumersi la responsabilità di dire a quelle due persone che quel giorno vadano a pesca, piuttosto che presentarsi per decidere sul lodo Alfano.
Ci siamo appellati anche al capo dello Stato, e lui se l’è presa con me perché mi sono permesso di chiedergli se il comportamento di questi due giudici, sia accettabile. Il presidente Giorgio Napolitano ha risposto “ma io non posso interferire sull’autonomia e l’indipendenza della Corte costituzionale“. Attenzione! Sull’autonomia e l’indipendenza della Consulta hanno già interferito questi due signori compromettendone l’indipendenza, quindi, al capo dello Stato spetterebbe il compito di ripristinare la credibilità e sacralità alla Corte! Ecco perché insistiamo dicendo che non si può stare a guardare, non ci si può comportare come Ponzio Pilato – non lo dico a lui, Giorgio Napolitano, ma lo dico soprattutto al presidente della Corte costituzionale, a tutta l’opinione pubblica. Questo è un fatto grave e si tratta di ritrovare quella serenità perduta sul fatto che, la Corte costituzionale, decida secondo scienza e coscienza, e non secondo rapporti personali pregressi, e attuali, tra un imputato e i suoi giudici.
Per questo ne facciamo una battaglia di civiltà, e ci sentiamo di farlo coerentemente alla raccolta, e nel rispetto, di quel milione di firme per il referendum contro il lodo Alfano.
Sulla questione del lodo Alfano, sul decreto intercettazioni e sul divieto di pubblicazione, l’unica strada da percorrere è il referendum, non volendo, e non potendo, utilizzare la mazza per la presa della Bastiglia.

NOSTRO COMMENTO: Ha ragione Di Pietro. Secondo Noi il problema non è se il giudice Luigi Mazzella possa o meno invitare a cena il suo amico Berlusconi: certo che lo può invitare. Ci mancherebbe altro! Il problema è un altro. Il giudice Costituzionale Luigi Mazzella unitamente all’altro giudice Costituzionale Paolo Maria Napolitano , sono chiamati a decidere, assieme agli altri giudici della Consulta un importante decisione sul Lodo Alfano (il 6 Ottobre 2009) che interessa in prima persona il suo amico Berlusconi. Correttezza vuole che dopo una cena trascorsa assieme al Premier, al Ministro della Giustizia Alfano ed ad un altro giudice Costituzionale i giudici si astengano dal giudicare, non rileva quello che hanno discusso a cena (potevano parlare anche sull’immortalità dell’anima! ….) Non perché lo dico io. Perché lo enuncia – anche se per le cause civili , ma il principio è quello – l’art. 51 del codice di procedura civile che si trascrive in stralcio:”…. “Il giudice ha l’obbligo di astenersi se egli stesso o la moglie è commensale” (pranza insieme) “abituale di una delle parti o di alcuno dei difensori”, se “egli stesso o la moglie ha grave inimicizia” (o amicizia…” ecc..) E’ una questione di stile! No vi pare? Se non interviene il Presidente della Corte Costituzionale , dovrebbe intervenire il Capo dello Stato per ripristinare la credibilità e sacralità alla Corte (come afferma Di Pietro)

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Categories: Politica

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