Pentidattilo

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PENTIDATTILO

Riprese e montaggio: Fernando Cannizzaro

Durata:

30 minuti circa

Le caratteristiche morfologiche ne ricordano le dita di una mano: questi i tratti somatici di uno tra i più pittoreschi e caratteristici centri della Calabria ben acquartierato alla base di una ciclopica struttura posta tra la fiumara di Annà e quella di S.Elia. Il centro abitativo si è spostato per ragioni logistiche più a sud, lungo la falda del monte Calvario, lasciando il vecchio sito, caratterizzato da una struttura religiosa in stile bizantino dedicata ai SS. Apostoli Pietro e Paolo e dai resti dell’imponente maniero degli Alberti che fu il palcoscenico della sanguinosa notte di Pasqua del 1686: elementi questi che ancor oggi avvolgono il luogo da un fitto alone di mistero e di romanticismo. Di Pentidattilo o Pentedattilo si hanno notizie sin dal 640 a.C. quando venne fondato dai Calcidesi e da quel periodo divenne un centro alquanto fiorente fino al periodo romano, per poi subire un periodo di decadenza, durante il periodo bizantino, dovuto alle continue incursioni saracene. Fu espugnata e saccheggiata dal Duca di Calabria e tale avvenimento viene riportato dal Pontano nella sua pubblicazione “De bello neapolitano”. Intorno al 1336 il castello di Pentidattilo venne occupato dagli almogàveri che erano dei soldati di fanteria, alquano temuti, una sorta d’avanguardia dell’esercito spagnolo. Venne promossa a baronia sotto l’amministrazione normanna del re Ruggero d’Altavilla, con la reggenza degli Abenavoli che amministrarono anche i territori di Capo d’Armi, Condofuri, Montebello. Un nome, quello degli Abenavoli legato alla famosa disfida di Barletta, dove un Ludovico Abenavolo, fece parte della schiera dei tredici cavalieri che fronteggiarono gli altrettanti francesi nel 1503. La famiglia degli Abenavoli vantava la propria ascendenza al tempo dell’invasione normanna degli Altavilla, ed in seguito, il capostipite si era distinto nella famosa “disfida di Barletta”, tanto da ottenere il rango di barone e i feudi di Capua, Aversa e Pentidattilo. Attraverso il trascorrere del tempo l’egemonia feudataria degli Abenavoli si restrinse ai centri di Montebello e di Fossato, passando quindi l’amministrazione di Pentidattilo ai baroni di Francoperta, originari di Reggio Calabria, il cui feudo di Giovanni Francoperta venne confiscato nel 1589 e venduto a Monello Simone degli Alberti, con il titolo di Marchesato. Vennero edificate varie opere civili tra cui si segnala la la fondazione di Melito Porto Salvo nel 1667. Sembrava fosse stata messa in atto una lunga continuità di floridezza economica per l’intera area corredata anche dalle nozze del 7 novembre del 1685 tra Lorenzo Alberti e la figlia del Vicerè di Napoli Caterina Cortez, ma poi tutto venne tragicamente affogato in una pozza di sangue per una serie di motivazioni che vanno dai motivi passionali a quelli, forse di natura economica: era un tiepido 16 aprile del 1686 quando sul piccolo centro si abbatté la mannaia vendicativa di Peppino Scrufari che con il suo seguito andò ad affogare nel sangue il suo odio. In quella triste serata caddero il marchese Lorenzo Abenavoli, il piccolo Simone Abenavoli, la marchesa Maddalena Vanctoven, Anna Abenavoli, Fracesco Arcasto, il piccolo Giuseppe Milane, Giovanni Pellegrino di Napoli ed altri ospiti del castello di quella sciagurata notte. Nella narrazione di Berardo candida Gonzaga, “Memorie delle Famiglie nobili delle Province Meridionali”, si narra che Berardino entrò nel castello di Pentidattilo con quaranta schierani per una porticina che gli venne aperta da un un servo della famiglia Alberti. Degli esecutori della strage ne vennero catturati sette e le loro teste, dopo essere state recise, vennero appese ai merli del castello. Ma Pentidattilo non deve essere ricordata solo per questo ma anche perché diede i natali a Pietro Vitali, umanista del secolo XV, che fu uno dei maggiori esponenti della cultura greca. Nel 1431 scrisse molte opere, come ci viene descritto da David Romeo, nei “Santi del Regno di Napoli”, tra cui, ci segnala il Marafioti, un trattato della lingua greca e latina. Nel Concilio di Firenze del 1439, sotto il Pontefice Eugenio IV sostenne la causa dell’unione sacra delle chiese. Diede i natali alla Beata Orsola, del Monastero della Candeolora, come ci viene descritto dal Fiore.Fonte: www.kaulon.it.

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