Veltroni: dimissioni

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Brevi riflessioni sulle dimissioni di Walter Veltroni

di Fernando Cannizzaro

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Veltroni si è dimesso ! Lo ha fatto dopo avere subìto due grosse sconfitte elettorali: la prima nell’Abruzzo, la seconda, in Sardegna . Ma non è questo ciò che rileva. Certo, le sconfitte elettorali hanno il loro peso. Ma facciamo un po’ di marcia indietro. Vediamo chi c’era prima di Lui. C’era la sinistra frammentata in tanti piccoli partiti (Margherita, l’Ulivo, la quercia, socialisti di Boselli, Di Pietro, Arcobaleno, ecc.) rissosi tra di loro ed incapaci di avere una politica unitaria. Chi c’era in quel momento? C’era Romano Prodi che, da buon ex democristiano, partorì l’idea di creare una coalizione “coesa” come andava dicendo in giro che potesse riunire tutti questi partiti (Comunisti compresi) in un’unica coalizione di sinistra chiamata PD. Alle primarie del 2005 del PD propose la sua candidatura che venne accettata stante il fatto del suo risonante nome. Avuta la fiducia dalla base del partito, Prodi, coltivò l’idea di creare un unico blocco, ovviamente, con Lui a capo. Vinse le elezioni per poche migliaia di voti e si propose come Premier per governare l’Italia. Quello che ha fatto è a tutti noto. Invece di governare l’Italia l’ha sgovernata. Per fortuna per soli due anni. Innanzitutto si è creato inimicizie nell’ambito della sua stessa compagine. Dopodiché ha pensato bene di tassare gli Italiani in modo indiscriminato creandosi inimicizie e antipatie ovunque al punto tale che i suoi stessi compagni di cordata lo odiavano.

Intanto in Italia la sinistra era in grave crisi, soffocata anche dai rumori della destra, dai vari cori di protesta cavalcati da Beppe Grillo e Travaglio. Lo stesso Di Pietro nell’ambito del Governo, rumoreggiava, remando contro e cercando di togliersi qualche pietruzza dalla scarpa poiché era memore del fatto che Prodi lo aveva preferito a Mastella, al quale, gli aveva assegnato il Dicastero della Giustizia mentre a Lui – Di Pietro – gli era stato affidato il Ministero per le Infrastrutture. Nel contempo si sono svolte altre Primarie che indicavano Veltroni come l’uomo novus, come quello che voleva porre fine allo scontro frontale con l’opposizione, come quello che ambiva al dialogo costruttivo. Insomma aperto al colloquio con l’avversario. L’altra parte della sinistra invece si scontrava in Parlamento. In simili condizioni il Governo Prodi cadde dopo solo due anni. L’ultima spallata gliela diede Clemente Mastella con la vicenda di Wy not. Intanto sono state indette nuove elezioni ed a questo punto è entrato in scena l’uomo del miracolo:il Messia: Walter VELTRONI.

Come primo provvedimento – cioè quanto per cominciare – salutò cordialmente Romano Prodi e lo spedì a casa. Per gestire le elezioni ed evitare la totale disfatta predicò che con l’avversario bisognava dialogare: non blocchi contrapposti come fino’ora era avvenuto, ma dialoganti. Eliminò tutti i partiti che gravitavano nell’ambito del PD (PSI di Boselli, Mastella, ecc.) e cerco di far convivere l’estrema sinistra del partito con forze più moderate tipo ulivisti e Dipietristi, Margheritari, Mastelliani ecc. Un mixer di forze, a nostro avviso, semi esplosivo. Comunque, dal momento che voleva un unico blocco “coeso” (come diceva il defunto Prodi) e dialogante con l’avversario, perseguì questo sogno. E tale rimase. Come primo risultato perse le elezioni del 2008. Ma, a sua parziale attenuante, bisogna dire che non fu una totale disfatta, come si prevedeva, fu solo una disfatta. Ma che successe mai? Il Cavaliere, come era da prevedersi, cavalcando il malcontento degli Italiani sgovernati e tassati da Prodi, stravinse. I Comunisti scomparvero totalmente dalla scena politica, unitamente ai Socialisti di Boselli ed a Clemente Mastella. Gli altri partitini etichettati di sinistra che avevano presentato liste di disturbo furono letteralmente spazzati via. Ma allora chi rimase? Rimase Veltroni, Di Pietro che mantenne il simbolo dell’IDV, D’Alema e Fassino, dell’ex quercia, Rutelli e quelli che vedete in TV. Veltroni nonostante tutto fu contento dell’esito delle elezioni a varò la politica di dialogo costruttivo con il Cavaliere. Fu un cammino molto accidentato come era da prevedersi. E perché? Perché, a nostro avviso, Veltroni commise degli errori di fondo: 1) non c’è stato un vero confronto tra piattaforme politiche nell’ambito del partito; 2) la scelta di Di Pietro si rivelò un boomerang; 3) Il Cavaliere dialogò fino a un certo punto: del resto avendo ottenuto la maggioranza in Parlamento un dialogo con Veltroni era solo un fatto di apparenza più che di sostanza. Il castello, pertanto, che aveva costruito Veltroni, cioè, di cambiare il modo di fare politica, di avere meno fratture, e di dialogare permanentemente col Governo si stava rivelando molto fragile e traballante. Per dire il vero gli intenti di Veltroni, tutto sommato ed, in astratto, potevano essere accettabili e condivisibili, sol che non fossero calati in uno scenario politico ed in una realtà tutta Italiana che Veltroni volle ignorare. Il Politico non può ragionare solo in astratto deve fare i conti anche con la realtà che lo circonda, in sostanza deve essere più realista di altri. Chi ha questa dote riesce a mantenersi a galla, altrimenti, affonda, come è colato a picco il suo predecessore Prodi. E allora? Allora Veltroni, ribadiamo, prima di fare scelte di colloquio e aperture varie avrebbe dovuto, in primis, confrontarsi con i suoi compagni di cordata che non tutti erano per il dialogo “tout court”. Di Pietro, per esempio, voleva e vuole scannare il Cavaliere, l’estrema sinistra di Diliberto, Mussi, ecc, se ne fottono del Cavaliere e del Governo, altri mugugnano. Con questi venti di tramontana che si sono abbattuti all’interno del PD il povero Veltroni è rimasto travolto. Ancora: Se Veltroni avesse dato uno sguardo all’esterno, nella realtà, per intenderci, avrebbe visto cose che sia Lui che Prodi, prima, hanno voluto ignorare. Si sono mai chiesti, questi Signori politici, cosa vogliono gli Italiani di oggi? Credo di No. A parte la crisi economica mondiale che ha ridotto in miseria la quasi totalità degli Stati. Gli Italiani prima della crisi se ne fregavano altamente delle diatribe politiche e delle promesse del Leader politici. Cosa interessava e cosa interessa alla gente? Interessa, in primis, avere assicurato un sicuro posto di lavoro per formare una famiglia stabile e non vivere nella indigenza e nella insicurezza. La gente vuole essere sicura che quando esce di casa vi ritorna in posizione verticale, non stuprata o rapinata: quindi sicurezza. Vuole, quando si ammala, poter avere ospedali dove curarsi e non cliniche della morte. Vuole, quando ricorre alla magistratura, avere giustizia in tempi brevi: non diniego di giustizia. Vuole non avere a che fare con la Mafia o con usurai e mafiosi. Vuole una scuola adeguata ed un Università libera dai figli di papà per fare ricerche. Vuole una Sanità libera dalla Politica. Queste ed altre sono le cose che vuole. Fino ad ora i politici che hanno fatto? Quale di questi problemi hanno risolto? Nessuno. E allora, inutile lamentarsi, dire non ce l’ho fatta me ne vado. Ci pensavi prima. Ora non resta che leccarsi le ferite. E con chi prendersela. Con se stessi, naturalmente. Forse Veltroni lo ha fatto. Ora può andare in Africa.

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