La vittoria del Cavaliere

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Il ritorno del Cavaliere: brevi riflessioni di F. Cannizzaro

zorro

Alcuni abituali amici di Internet, con i quali scambio spesso opinioni e pareri sull’attuale momento politico che stiamo attraversando, mi hanno chiesto di fare un’analisi a ritroso ed esaminare le cause che hanno determinato la vittoria del Cavaliere alle scorse elezioni del 2008 e la sua ascesa al potere. Mi chiedono, inoltre, di azzardare delle previsioni sulla durata dell’attuale Governo.

Mah! Non è che sia molto contento di scrivere e, meno che mai, fare il profeta. In ogni caso fiutavo nell’aria una simile richiesta da parte degli amici. Chissà! Non è per caso che ci sia lo zampino del Prof. Edoardo! Vero!

Per nostra fortuna non dobbiamo andare molto a ritroso nel tempo. Partiamo dagli anni 2007-2008 Cominciamo dalla vittoria delle primarie che portò Veltroni a dirigere il PD. Prodi era semi defunto ad opera dei suoi stessi compagni di cordata. L’ultima spallata l’ha presa da Mastella. Occorre ricordare che all’epoca il Cavaliere non navigava in acque tranquille. Era venuta meno la coalizione e, praticamente, era finito. L’impegno a riportarlo in vita lo assunse il PD di Veltroni. Nel 2007 il Cavaliere era disperato: la sua strategia politica nei confronti del Governo Prodi non era più condivisa da nessuno. Addirittura Fini, vedendo il Cavaliere sul predellino a Piazza S.Babila con la Brambilla, impegnato a fondare il nuovo partito, esclamò la fatidica frase: “…siamo alla comica finale!” Lo stesso Casini e la Lega non ne volevano sentir parlare. Sarebbe stata per Lui la totale disfatta se, Veltroni, come dicevamo sopra, vincitore delle Primarie con oltre tre milioni di voti sulla Bindi, non avesse aperto un grande tavolo di trattative, per le riforme. Guarda caso! Proprio con Berlusconi. Per il Cavaliere questa è stata la classica colomba caduta sul petto. Questo benedetto “tavolo di trattative” avrebbe dovuto prendere in esame la “legge elettorale” non tanto per ripristinare le preferenze ma per dare all’Italia un sistema bipartitico. Cioè, da circa 34 partiti che allora ruotavano, Veltroni, voleva che ce ne fossero solo 2. Due blocchi politici dialoganti Questa è stata sempre l’idea fissa di Veltroni: i “blocchi dialoganti”

Ci si chiede: perché proporre questo tavolo proprio al Cavaliere che, in quel momento, era più nel mondo dei defunti che in quello dei viventi? Questo occorre chiederlo a Veltroni. Solo Lui può rispondere a questa domanda. Il Cavaliere, ovviamente, accettò l’invito alla velocità della luce. Avrebbe così rafforzato la sua posizione nell’ambito del nuovo partito e aperto uno dialogo su altre basi con i suoi compagni di cordata che lo avevano quasi mandato a quel Paese.

Allora al lettore sorge spontanea una domanda: Perché mai il PD ha voluto far risorgere il Cavaliere che era già sotto le macerie? Anche questo occorre chiederlo ancora a Veltroni. Personalmente rimango allibito. Cosa avrebbe dovuto fare, invece, Veltroni? Cerchiamo di ragionare con la nostra testa sostituendoci per un attimo allo stesso Veltroni. Noi cosa avremmo fatto? Semplice! Avremmo instaurato un dialogo con Fini, Casini e con la Lega. Se proprio volevamo il Tavolo avremmo allargato l’invito anche a Fini, Casini e Bossi ampliando i temi di discussione. Il Cavaliere non sarebbe certamente venuto. Forse la storia avrebbe avuto un altro corso. Invece così non è stato. Il “famoso tavolo” Veltroni lo ha riservato solo al Cavaliere ed il Cavaliere, come era da prevedersi, lo ha fregato. Eppure dopo tanti anni di politica, Veltroni, avrebbe dovuto conoscer bene il Cavaliere? Al Cavaliere non gliene fregava una amato kaiser del tavolo. Voleva solo riaffermare il potere che stava per sfuggirgli di mano per ricomporre e rafforzare la compagine con i suoi. Caro Veltroni! Il politico deve vedere un metro al di là del proprio naso. Altrimenti soccombe! Questa è la dura legge della politica! In parole povere: o mi freghi Tu oppure Ti frego io. Tertium non datur. Noi riteniamo Veltroni, una persona per bene, e non lo accusiamo. Solo che avrebbe dovuto allargare sto “benedetto tavolo” anche a Fini, Casini e Bossi. Si è rivolto, invece, direttamente al Cavaliere proponendogli, tra l’altro, i cd. “blocchi dialoganti”.

Occorre anche dire che Veltroni aveva in mente anche un preciso piano politico che era quello di fare un po’ di repulist dei partiti e partitini che, all’epoca, ristagnavano nel PD creando non poco fastidi. Secondo Veltroni un modo per farlo sarebbe stato quello di dialogare con Berlusconi sulle tematiche sopra riportate e creare due grossi blocchi. Ma cosa è successo? Quello che era da prevedersi. Il Cavaliere preso dai capelli (si fa per dire!) da Veltrusconi , riuscii a ricompattare il proprio potere. Vinse abbondantemente le elezioni 2008 e dei blocchi dialoganti di Veltroni se ne è altamente fregato. Veltroni, a questo punto, non potendo più reggere il pressing e le critiche provenienti dall’interno del PD, (si rimproverava la mancanza di dialogo) ne le forti critiche dell’opinione pubblica, rimasta delusa dalla politica condotta fino allora con il Cavaliere, fece l’unica cosa intelligente da fare: si dimise. Forse andò in Africa che era il suo sogno! Mah! Il resto è politica attuale.

Mi si chiede anche di fare delle previsioni sulla durata dell’attuale Governo. Non posso farle. Ancora è troppo presto. Ci risentiremo tra qualche anno! Per ora auguriamoci che gli Italiani riescano a guardare con occhio critico l’azione governativa e determinarsi di conseguenza in termine di voti. Errare humanum est, perseverare autem diabolicum. (Seneca). Non vi pare?

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