Dirigenza e separazione carriere

image_pdfimage_print

Separazione carriere e dirigenza nella P.A. Riflessioni

Di F. Cannizzaro

Questo della separazione delle carriere tra PM e giudici è un tema scottante e oggetto di riforma da parte dell’attuale Governo. Noi non saremmo sfavorevoli alla separazione tra la magistratura inquirente e quella giudicante. Però, sotto un profilo di ordine meramente pratico, reale, abbiamo l’impressione che il PM possa diventare, prima o poi, un soggetto controllato dal potere politico. Per evitare che ciò accada sarebbe opportuno che il Governo intervenisse, in questa delicata materia, con un provvedimento di ordine costituzionale che preveda un titolo che riguarda i Magistrati e l’altro i PM con precise garanzie di indipendenza. Il PM deve essere sempre il titolare dell’azione penale non “l’Avvocato della Polizia” che tale diverrebbe se fosse sganciato dalla magistratura oppure non ci fossero precise garanzie di indipendenza immortalate in un provvedimento legislativo. Le prove devono essere raccolte sotto la direzione del PM e non preconfezionate nelle questure che lavorano alle dipendenze del Governo. Ciò può tornare di utilità ai Politici non certo ai Cittadini. Certo ci possono essere delle disfunzioni anche nell’ambito della magistratura inquirente (ma dove non ci sono!) esempio: leggerezza nell’esercizio dell’azione penale con prove insufficienti. Ma in questi casi si può e si deve intervenire con i provvedimenti sanzionatori e disciplinari (allontanamento dalla magistratura nei casi più gravi) nei confronti di quei magistrati che non esercitano nei modi corretti il loro delicato compito o, addirittura, siano coinvolti in azioni criminose. Allora il CSM che ci sta a fare? Occorre fare funzionare gli organi della Giustizia. Esercitare i poteri disciplinari dell’organo sovrastante nei confronti del sottoposto (Es.: Procuratori nei confronti dei Sostituti) Se non vengono esercitati questi poteri,quando occorre, non bisogna poi dolersi che la Magistratura non funziona. Le leggi ci sono occorre solamente farne applicazione quando è necessario e non farsi la pipì addosso se c’è da mandare a casa un Magistrato inadempiente o prendere un provvedimento disciplinare. Soffermiamoci solo un attimo su questo tema. Oggi nelle Amministrazioni Statali e parastatali si contano sulla punta delle dita i provvedimenti disciplinari o licenziamenti adottati nei confronti dei pubblici dipendenti da parte degli organi sovrastanti. E perché? Perché i Dirigenti o chi ha il dovere di vigilare e imporre sanzioni si spaventa di farlo. E perché? Per diversi motivi: 1) C’è chi non vuole inimicarsi i politici che magari, raccomandano un elemento che non va. 2) C’è chi teme ritorsioni mafiose; 3) C’è chi materialmente non è capace di dirigere ed affrontare situazioni che vanno prese con determinazione. Insomma! Ci sono diversi motivi ostativi al corretto funzionamento della pubblica Amministrazione con responsabilità primarie, a mio avviso, nei confronti della classe dirigente che è quella di riferimento . Non ci dimentichiamo che la classe dirigenziale viene profumatamente retribuita proprio per assumersi delle responsabilità che, invece, in molte occasioni non si assume. Ovviamente, come in tutte le cose di questo mondo, ci sono le persone con le “PALLE” e gli “EUNUCHI” . Quest’ultima categoria è quella che crea i disservizi. Secondo me dovrebbe essere mandata a casa d’urgenza unitamente a quelli che fanno della “superficialità” il loro credo.

print


Categories: Esclusivi

Questo Articolo è stato visualizzato da 342 Utenti

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *